.

sogliadellacaverna
finding the Sun
 
 

9 febbraio 2012
Vecchie storie infinite

Un libro di molte pagine è rassicurante. Non lo tieni facilmente, non ha confini arginabili, ti chiede un impegno prolungato, anche quando mangi qua e là salti di pagine. Un lungo libro, l’immondizia del gusto alessandrino, conduce con sé fango e sicurezza, come il sole d’una giornata d’estate: ci sarà fino a sera, disturberà la prima luna e impedirà che la notte sia lunga. Un libro lungo è come il sole d’estate.

Ho paura di finire un libro; la tristezza dell’abbandono non si colma ricominciandolo da capo. Ho paura perché non sono capace di continuare la storia nella mia mente, o semplicemente perché non accetto che una storia debba finire? L’eternità non è una quantità, ma una qualità, per noi creature del mondo: un bisogno costantemente, infinitamente lasciato insoddisfatto.
Ecco, amo i libri che si trattengono con me il più possibile; a volte non li finisco apposta, li lascio nell’indefinito, nel sospeso, o soffrirei.
Dice Dostoevskij (o il suo Sognatore, che non è diverso): “Dopo due pagine, la mia fantasia è già scatenata, e non vado oltre!”.
Le notti bianche
sono un libro brevissimo, profondo molti altri, che fin dalla prima lettura mi ha uccisa. Guardo la mia libreria traboccante: ogni libro che vi figura è stato sfogliato, amorevolmente cullato, marchiato dalla mia firma e poi riposto, dopo poche pagine. Alcuni sono andati oltre con me, invece. Un corteggiamento lunghissimo per alcuni, altri, invece, colpi di fulmine: questa mia con i libri è una storia infinita, è il caso di dirlo.

Torno a loro con foga rinnovata, oggi, come una figlia discola che non li ha venerati abbastanza, anche se non ha mai lasciato la loro casa divina. Cerco me stessa, ma c’è un sottofondo acre, in tutto questo. Loro, che sono stati la mia distrazione, protezione e corazza nei tempi della solitudine, mi porteranno forse ancora via dal mio cuore? Mi dico che troppo a lungo ho rimuginato sugli stessi dolori, senza stordirli d’ottimo liquore di versi, o frasi, o sogni nuovi; i libri sono stati uno schermo, o un desiderio, o un piacere inconfondibile? Far diventare viva la materia inerte è affare d’Anubi – e mio. Un tempo foste inchiostro odoroso, penna scorrevole e occhi di luce, care parole! Chi vi ha architettato vi ha posto quali sigilli silenziosi e segreti di corrispondenze infinite: quando mi avvicino a voi, in punta di piedi, e sfoglio un mio libro, so che sto per vivere.
E’ triste, ma alcuni di noi hanno scovato l’amicizia nell’odore squisito della carta.

Ora prego: non siate fuga, bensì compagni, non cancellate il mio sentiero verace, rafforzatelo; datemi domande, non risposte, e siate miei ed io vostra… libri, sapienza e passione d’infinito!




permalink | inviato da Shahrazad il 9/2/2012 alle 23:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sfoglia
      
Link
Cerca
Feed
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom
Resta aggiornato con i feed.
Feed
blog letto 1823 volte